
Il report del TUB dopo i primi 18 mesi di vita: decisioni più veloci ma che ancora non coprono tutta l’Unione Europea. La Divisione di Milano è seconda per numero di azioni di revoca, dietro a Parigi e davanti a Monaco.
Il Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB) o Unified Patent Court (UPC) è il nuovo tribunale istituito il 1° giugno 2023 a seguito di un pacchetto di leggi europee ed internazionali che ha contemporaneamente istituito un nuovo titolo brevettuale: il Brevetto Europeo con Effetto Unitario (meglio conosciuto come Brevetto Unitario) che rappresenta un titolo brevettuale unico per gli attuali 18 Stati membri e che si affianca al Brevetto Europeo cosiddetto “tradizionale” che corrisponde invece a un fascio di brevetti nazionali negli stati di convalida.
La Corte di primo grado del TUB è composta da Divisioni locali/regionali e Divisioni centrali che hanno giurisdizione per diverse azioni che riguardano i brevetti unitari e i brevetti europei “tradizionali”, in particolare per le azioni di contraffazione e di revoca, consentendo che tali azioni esplichino i loro effetti su tutti gli attuali 18 Stati membri. La Corte d’Appello del TUB ha sede a Lussemburgo, insieme alla Cancelleria.
La composizione del pool di giudici è multinazionale e comprende sia giudici “legali” che giudici “tecnici” vista la materia di cui deve trattare.
Il report
Nel febbraio 2025 è stato pubblicato il primo rapporto annuale. Al 31 dicembre 2024, sono state presentate 633 azioni in totale presso la Corte di primo grado fra cui 58 azioni di revoca, 239 azioni di contraffazione con relative 140 riconvenzionali di revoca. La crescita nel numero di azioni nel tempo è risultata abbastanza lineare a partire dalle iniziali 14 azioni di contraffazione e 4 azioni di revoca.
Il TUB prometteva, sulla carta, decisioni omogenee e soprattutto tempistiche rapide. Sempre sulla carta un’azione di contraffazione/revoca presso la Corte di primo grado sarebbe dovuta terminare indicativamente entro un anno. Le statistiche riportate nel report confermano sostanzialmente il raggiungimento di questo obiettivo. Infatti, con riferimento alle principali azioni proponibili presso il TUB, il tempo medio per chiudere un’azione a partire dal 1° giugno 2023 è di
- 405,42 giorni per le azioni di contraffazione
- 383,43 giorni per le azioni di revoca
- 301 giorni per le riconvenzionali di revoca
Come si poteva prevedere, la maggior parte delle azioni di contraffazione e delle relative riconvenzionali di revoca sono state presentate presso le Divisioni locali tedesche, in particolare presso la Divisione di Monaco e Dusseldorf, della Corte di primo grado. I dati relativi all’Italia con la Divisione locale di Milano mostrano un evidente quanto prevedibile divario rispetto alle Divisioni locali tedesche ma sono in linea con le azioni presentate presso la Divisione locale olandese e al di sopra delle altre Divisioni locali/regionali. Infatti, nel 2024, fra le azioni presentate presso la Divisione locale di Milano risultano 5 richieste di misure provvisorie e 10 azioni di contraffazione con 4 relative riconvenzionali di revoca.
Non bisogna dimenticare che da giugno 2024 è operativa a Milano anche una delle tre Divisioni centrali del TUB suddivise infatti fra Parigi, Monaco e Milano. Le Divisioni centrali sono principalmente rivolte alle azioni di revoca anche se, in funzione del caso, sono possibili anche altri tipi di azioni. Milano in questo caso si pone al secondo posto, dopo Parigi, con 7 azioni di revoca, una azione di “non contraffazione” e una riconvenzionale di contraffazione.
Il primato tedesco si rispecchia anche nella nazionalità sia degli attori che dei convenuti. Al secondo posto attori/convenuti di nazionalità statunitense. Ancora una volta l’Italia ha dei numeri nettamente inferiore rispetto ai primi posti ma in linea con i principali stati di riferimento (per esempio Francia e Olanda).
Interessante notare che all’azione di contraffazione è stata associata una riconvenzionale di revoca nel 71% dei casi. Un limite all’utilizzo di tale difesa (la contestazione della validità del titolo in risposta ad un’azione di contraffazione) potrebbe risiedere nei costi del TUB. Si tratta infatti di costi sostanzialmente in linea con quelli di un’azione presso una Corte nazionale tedesca ma decisamente più elevati di quelli di altre Corti nazionali, per esempio italiane”.
Si parla infatti di una tassa fissa di 20.000 € per un’azione di revoca e di una tassa fissa di 11.000 € per un’azione di contraffazione a cui si aggiunge un importo variabile, basato sul valore della causa.
Sono però previste riduzioni per le piccole e micro imprese che, nel 2024, hanno riguardato un totale di 16 azioni fra contraffazione, revoca e riconvenzionali.
Un aspetto inizialmente molto criticato del TUB riguardava la lingua di procedura. Molte Divisioni locali indicano l’inglese come lingua di procedura aggiuntiva a quella locale e nel 2024 l’inglese si è dimostrata la lingua più utilizzata, insieme al tedesco, sia nelle azioni di contraffazione che nelle azioni di revoca. Questo aspetto rimane quindi piuttosto critico perché è difficile bilanciare le due esigenze: quella dei convenuti di potere utilizzare una lingua che gli consenta una difesa efficace e quella dei giudici di potere utilizzare una lingua che gli consenta una valutazione ed un giudizio altrettanto efficace.
Girando un attimo lo sguardo ai brevetti unitari, dal sito dell’Ufficio brevetti Europeo che li gestisce emerge una costante crescita nelle richieste, arrivate a oltre 50.000 a fine febbraio 2025. Si tratta del 21,9% dei brevetti europei concessi, e riguardano soprattutto i brevetti nei settori delle tecnologie medicali, delle misurazioni e dei trasporti. Quindi per le “nuove” concessioni, circa 1 brevetto europeo su 5 segue la via del brevetto unitario.
Ancora la maggior parte dei brevetti europei concessi segue invece la strada delle tradizionali convalide, risultando pertanto non un titolo unico ma un fascio di brevetti nazionali. “Anche questi sono soggetti alla giurisdizione del TUB, ma, ricordiamo, per un periodo transitorio è possibile sottrarli da tale giurisdizione depositando una cosiddetta richiesta di “opt-out” presso la Cancelleria del TUB.
Il report annuale del TUB indica che al 31.12.2024 sono state presentate 549.977 richieste di “opt-out” e la maggior parte di queste è stata presentata nei primi mesi di vita del TUB. Questo è sintomo che probabilmente le aziende vogliono valutare l’operato di questo nuovo tribunale prima di “affidargli” il portafoglio pregresso e, in parte, anche quello attuale dei loro titoli brevettuali europei.
Come riportato sul sito del TUB, Klaus Grabinski (Presidente della Corte di Appello) ha affermato che “il primo anno e mezzo di vita del Tribunale unificato dei brevetti è stato caratterizzato da progressi significativi nella creazione di un sistema di risoluzione delle controversie in materia di brevetti solido ed efficiente in tutti gli Stati membri. Un numero crescente di azioni ha contribuito ad avviare la creazione di un corpus giurisprudenziale coerente. In prospettiva, giudici e cancellieri continueranno a impegnarsi per rendere l’UPC parte integrante del sistema brevettuale europeo”.
Ovviamente si è trattato di un anno e mezzo di “rodaggio” dal tribunale e di “presa di confidenza” delle aziende. I numeri hanno effettivamente consentito di rispettare in buona parte le attese soprattutto per quanto riguarda le tempistiche. Sulla omogeneità e affidabilità delle decisioni è un po’ presto per esprimersi. I costi si conoscevano fin dall’inizio e rimangono uno scoglio soprattutto per le piccole e medie imprese. Rimane ancora un ostacolo che rende difficile comprendere questo nuovo sistema soprattutto per gli extra-europei: il TUB e il brevetto unitario coprono sicuramente un elevato numero di Stati (attualmente 18) ma non coprono tutta l’Unione Europea e probabilmente questa situazione non cambierà nel breve periodo.