
Lo scorso 20 febbraio, Jeff Bezos ha celebrato l’acquisto del “controllo creativo” della franchise cinematografica di “007” con un post su Instagram in cui chiedeva: “Chi scegliereste come prossimo Bond?”.
Dopo quattro anni dall’acquisto del centenario studio cinematografico MGM, che deteneva i diritti sullo sfruttamento cinematografico del personaggio creato da Ian Fleming, Amazon ha acquisito il pieno dominio sul Bond cinematografico, accordandosi con i produttori Barbara Broccoli e Michael G. Wilson, che hanno ceduto i diritti sul “controllo creativo” in cambio di 1,5 miliardi di dollari.
Barbara Broccoli e Michael G. Wilson sono gli eredi del produttore Albert “Cubby” Broccoli che, all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, aveva comprato i diritti cinematografici direttamente da Ian Fleming, poi passati alla United Artists e, successivamente, alla MGM. Fino al 20 febbraio 2025, gli eredi di Cubby Broccoli avevano però mantenuto il controllo creativo.
A distanza di quattro anni dall’ultimo film della saga, attendiamo quindi l’uscita di una nuova pellicola con protagonista l’agente dell’MI6 e magari anche di spin off seriali trasmessi in streaming da Prime Video.
Tuttavia, considerando i tempi medi delle produzioni Hollywoodiane, Amazon avrà a disposizione un periodo relativamente breve per sfruttare il James Bond cinematografico in completo monopolio, perché tra 10 anni scadranno i diritti d’autore sull’agente segreto con licenza di uccidere.
Infatti, la legge britannica sul diritto d’autore, così come quella dell’UE, sancisce che la tutela per le opere dell’ingegno creativo termini dopo 70 anni dalla morte dell’autore e Ian Fleming è morto nel 1964.
Tuttavia, nel 2035 cadranno in pubblico dominio solo i personaggi originali creati da Fleming e non le innovazioni creative introdotte nella saga cinematografica, che ormai definiscono James Bond nell’immaginario collettivo. Pertanto, per chi si vorrà avventurare nella produzione di film o serie TV basate sui romanzi di Fleming, il rischio di una controversia legale non sarà annullato, anche considerando gli interessi economici in gioco.
Sicuramente, una tattica a rischio ridotto per lo sfruttamento dei personaggi di Fleming è quella della parodia, già sperimentata con la serie di Austin Powers o con il “Casino Royale” del 1967 con Peter Sellers, David Niven e Orson Wells. Infatti, la parodia è considerata dalla legge come una forma di libertà d’espressione che costituisce un’eccezione alla tutela del diritto d’autore. Questa libertà deve comunque essere bilanciata con i diritti di proprietà intellettuale connessi all’ opera parodiata e non si estende agli usi discriminatori e razzisti.
Una strada leggermente diversa è quella dell’adattamento horror, percorsa recentemente dal cineasta britannico Rhys Frake-Waterfield, che nel 2023 ha realizzato lo slasher “Winnie-the-Pooh – Sangue e miele”, sfruttando anche il fatto che il copyright sul famoso orsacchiotto di pezza era scaduto l’anno prima.
A complicare le cose, c’è il fatto che non tutti i diritti di proprietà intellettuale connessi al personaggio di James Bond sono tutelati tramite il diritto d’autore. Infatti, la società Danjaq, fondata da Albert Broccoli e ora controllata dagli eredi, è tuttora titolare di numerosissimi marchi d’impresa legati alla figura dell’agente di S.M. britannica, tra cui i nomi “James Bond” e “007”, il simbolo della Spectre, i titoli dei film e il pittogramma che rappresenta la canna della calibro .36 di Bond, protagonista dell’iconica sequenza riproposta nei diversi capitoli della saga cinematografica.
Visto che i marchi d’impresa non si estinguono, a meno che i titolari manchino di rinnovarli o smettano di farne un uso effettivo per un certo numero di anni, Danjaq potrebbe essersi assicurata una sorta di tutela perenne, anche se indiretta, sul personaggio di James Bond. In pratica, senza l’autorizzazione di Danjaq, non è possibile usare “James Bond” a scopi commerciali.
Tuttavia, Danjaq può avvalersi di tale esclusiva fintantoché dimostra di fare un uso effettivo dei suoi marchi, direttamente o tramite la concessione di licenze. E proprio su una presunta inadempienza dell’obbligo d’uso del marchio fanno leva le azioni di decadenza depositate dal promotore immobiliare austriaco Josef Kleindiens, con il fine di cercare di sottrarre a Danjaq l’esclusiva sul nome “James Bond”.
La storia dei diritti cinematografici della spia più famosa di sempre mostra come le leggi a tutela della proprietà intellettuale consentano di non disperdere il valore della creatività umana e di trasformala in impresa e, certe volte, persino in un’industria multimiliardaria.